Coordinamento Nazionale
Famiglie Disabili
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1) DISEGNO DI LEGGE BIGNAMI per il riconoscimento ed il sostegno del Caregiver Familiare.

La lunga battaglia del Coordinamento, che si è svolta anche con iniziative importanti come il Ricorso all'Onu (link) e la Petizione al Parlamento Europeo (link), ha portato il Parlamento Italiano ad avviare finalmente l'attività legislativa in favore dei Caregiver Familiari. Il disegno di legge che il Coordinamento sostiene e promuove, considerandolo il più adeguato e rispondente ad una reale tutela del Caregiver Familiare, è il Disegno di Legge n. 2128 , presentato dalla Senatrice Laura Bignami. Dal 6 marzo 2016 il DDL Bignami giace in attesa di essere calendarizzato per la discussione parlamentare, pertanto il Coordinamento ha in programma di attivare una serie di azioni per sensibilizzare il Parlamento sulla necessità di calendarizzarne al più presto la discussione.

2) RICORSO ALL'ONU PER I DIRITTI DELLE PERSONE E DELLE FAMIGLIE CON DISABILITA'

Nel 2015, dopo la Petizione al Parlamento Europeo (link), il Coordinamento ha presentato un ricorso al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti delle Persone con Disabilità allo scopo di denunciare il mancato riconoscimento dei diritti dei Caregiver Familiari nell'ordinamento italiano.

Il ricorso si basa sull'assunto che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, adottata il 13 dicembre 2006 e ratificata dall'Italia a seguito di autorizzazione disposta con legge n. 18 del 3 marzo 2009, possa offrire una solida base legale per rivendicare, a livello sovranazionale, il diritto dei Caregiver Familiari ad un'adeguata tutela sociale e giuridica da parte dello Stato italiano. La piena realizzazione dei diritti della persona disabile, che costituisce lo scopo principale della Convenzione, è infatti inestricabilmente legata alla qualità della vita della persona stessa e della sua famiglia. Gli Stati contraenti sono dunque chiamati a predisporre tutte le misure giuridiche necessarie e ad assicurare il rispetto degli obblighi convenzionali e dei diritti sanciti.

3) Petizione al Parlamento Europeo sulle violazioni dei diritti umani dei Caregiver Familiare in Italia

Il 17 Settembre 2015, la Commissione Petizioni del Parlamento Europeo ha raccolto la denuncia delle violazioni dei diritti umani dei Caregiver Familiare in Italia. A rappresentare i bisogni e le istanze dei Caregiver Familiare italiani alla Commissione di Bruxelles con l'illustrazione della petizione, corredata da quasi 40.000 firme, M.Simona Bellini, presidente del Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, e Chiara Bonanno. Dopo l'intervento del nostro Presidente si è acceso un dibattito molto partecipato dei diversi Europarlamentari a sostegno della petizione. In quel contesto è stato lampante come la realtà italiana sia desolatamente unica e paradossale nel suo genere: la figura del Caregiver Familiare in Italia non esiste, mentre negli altri Stati Europei è riconosciuta e tutelata da anni e, anche se con la recente crisi economica alcune nazioni sono state costrette a fare dei tagli e dei ridimensionamenti nei servizi erogati a loro supporto, questi non sono però mai arrivati ad intaccare i diritti umani fondamentali come è invece di prassi fare in Italia. Malgrado la crisi economica, infatti, nessuna nazione arriva ad abbandonare la persona non autosufficiente quasi totalmente alle cure ed all'assistenza della sua famiglia, come avviene in Italia. E la presa in carico globale da parte dello Stato della persona con disabilità, avviene sin dall'inizio e non solo quando non esiste più alcun familiare che se ne curi. La Commissione Petizioni ha così deciso di inviare al Governo italiano un sollecito per la soluzione della nostra posizione, trasferendo all'Italia le buone pratiche già in atto in moltissimi Paesi europei. Attualmente, tra i diversi disegni di legge sul Caregiver Familiare, il Coordinamento promuove e sostiene il DDL Bignami (link a punto n. 1 sul DDL BIGNAMI)

4) Ricorso collettivo nazionale contro il "Nuovo Isee"

L'assistenza fruita nell'ambiente di vita scelto dalla persona con disabilità è stata relegata negli anni nella sfera degli "optional" solidaristici (quindi non facilmente esigibili) che lo Stato, attraverso le istituzioni locali, può anche non erogare, o erogare in modo totalmente insufficiente, se lo Stato stesso decide che non c'è abbastanza "disponibilità di bilancio" per supportare tale assistenza. L'unica rete assistenziale di sostegno rimane, quindi, il nucleo famigliare che viene chiamato, attraverso l'ISEE ( Indicatore della Situazione Economica Equivalente,) a contribuire/compartecipare anche alla spesa assistenziale erogata dalle istituzioni locali, oltre a dover naturalmente sostenere la comune tassazione generale. Come se la disabilità del proprio congiunto fosse una colpa da gravare e non da sostenere. Con l'ISEE viene infatti preso in considerazione il reddito (la capacità di creare ricchezza) di tutta la famiglia ma da questo risulta totalmente escluso il riconoscimento del carico assistenziale sostenuto dalla stessa famiglia per la condizione di non autosufficienza della persona con disabilità, ossia il COME e QUANTA di quella ricchezza viene spesa in supporto alla disabilità, oltre alla paradossale decurtazione nel computo ISEE della quota richiesta per la compartecipazione ai servizi stessi. Nel 2013 il Governo Italiano ha peraltro riformato l'ISEE decidendo, in maniera totalmente svincolata dalla stessa legislazione nazionale, di ricomprendere nel computo della ricchezza anche gli scarni supporti erogati dallo Stato alle persone con disabilità. Una norma grottesca e vessatoria che ha ancora una volta peggiorato la condizione della persona con disabilità in Italia. Per attutire le proteste, che dal mondo dell'associazionismo si sono levate, sono state introdotte le cosiddette "franchigie" che avrebbero dovuto, per la prima volta, valutare il carico assistenziale delle famiglie. In realtà tali franchigie non avevano per nulla lo scopo di valutare la spesa economica affrontata dalle famiglie nell'assistenza del proprio congiunto ma cercavano di abbattere, solo parzialmente, l'inclusione delle indennità (che non avrebbero proprio dovuto essere computate) che aumentavano artificialmente la ricchezza delle persone con disabilità e dei loro nuclei familiari, per compensare parzialmente l'evidente discriminazione rispetto alle famiglie senza componenti disabili. Il Coordinamento Nazionale Famiglie Disabili, ha promosso un ricorso per impugnare legalmente tale regolamento ottenendo il riconoscimento da parte dei Tribunale Amministrativo della vessazione operata dallo Stato. Nella sentenza infatti è stato espressamente sottolineato «L'eccesso di potere per irragionevolezza e manifesta ingiustizia» . Il Governo Italiano, invece di ammettere l'errore ed applicare correttivi che avrebbero riportato la norma di riferimento in un ambito di legalità, ha ricorso al Consiglio di Stato (ultimo grado di giudizio) continuando a non applicare la sentenza che invece doveva essere immediatamente esecutiva e continuando così, per oltre due anni, a provocare enormi danni alla popolazione con disabilità. Il Consiglio di Stato ha nuovamente ribadito l'iniquità del provvedimento e quindi il Governo italiano, in maniera comprovatamente incostituzionale in quanto i correttivi sono stati celati in un emendamento incluso in un Decreto urgente che non aveva alcuna attinenza con l'ISEE (un provvedimento sulla Scuola), peraltro estromettendo del tutto il confronto con le parti sociali e con i diretti portatori di interesse, ha evitato anche il dibattito parlamentare in quanto sul provvedimento è stata posta la fiducia. Quindi è stata approvata una nuova norma, che elimina sì dal computo del reddito i supporti per la disabilità come previsto da una parte della Sentenza ma, nel contempo, disconoscendo completamente altri aspetti della Sentenza stessa, ha cancellato con un colpo di spugna le franchigie (che rappresentavano invece un aspetto interessante ed equo) sostituendole con la vecchia formula della scala di equivalenza uguale per tutti, creando quindi maggiori penalizzazioni proprio per i nuclei familiari con un elevato carico assistenziale e con redditi più bassi, e applicando nuove discriminazioni soprattutto verso le famiglie con minorenni con disabilità. La battaglia del Coordinamento contro l'iniquità dell'Isee non è quindi giunta al termine, prosegue infatti con il sostegno, insieme all'ADUC, di ricorsi in tutta Italia per il risarcimento dei danni patiti e con il processo per l'eccezione d'incostituzionalità di questa nuova legge e i successivi danni che creerà alle persone con disabilità e ai loro familiari.